Laura Torricelli – Dipendente di Caritas Italiana dal 1984 a oggi
Ci sono persone nella vita che incontri, anche solo di passaggio, ma ti lasciano un segno. Mons. Nervo, o più semplicemente don Giovanni come credo amasse essere chiamato, sono sicura che abbia lasciato un segno in chiunque abbia avuto la fortuna di conoscerlo.
A differenza di alcuni miei colleghi degli albori della Caritas Italiana, non ho avuto modo di lavorare al suo fianco se non pochi mesi, eppure la sua presenza è entrata a far parte della mia vita come una piccola stella che continua a brillare.
Era di quelle persone che ammaestrano senza volerlo, semplicemente con il loro essere, con la testimonianza che traspare dai gesti, dal comportamento.
La prima volta che lo incontrai era il lontano 1984: un’amica, collaboratrice della Caritas Italiana all’epoca, mi chiese il piacere di fare da interprete a mons. Nervo in un incontro con una delegazione di Caritas Europa. Per qualche disguido erano sprovvisti dell’interprete e io che stavo laureandomi in lingue straniere potevo dare una mano. Offrii la mia collaborazione volentieri, senza immaginarmi che da lì a pochi giorni avrei ricevuto un compenso in denaro. Ero ancora una studentessa e quel piccolo guadagno inatteso fu naturalmente molto gradito.
Compresi che secondo la logica di don Giovanni era questione di giustizia, il riconoscimento di un lavoro prestato, lasciando il «volontariato» – quest’eccezionale intuizione che stava allora facendosi strada proprio grazie alla Caritas Italiana – a chi, avendo un impiego o una pensione, poteva permetterselo.
Alto e magro, dal sorriso gentile e quasi timido, la sua figura parlava di essenzialità, semplicità, quasi modestia, eppure emanava grande autorevolezza.
Trattava tutti con lo stesso riguardo, con la stessa attenzione, si trattasse del portiere o del ministro.
Non c’era bisogno di fare anticamera per andare da lui; anzi amava radunarci tutti, al ritorno da qualche missione, per condividere le esperienze più significative, come si fa in famiglia. Dei suoi racconti non si poteva perdere una parola: aveva quella capacità rara di usare parole chiare e semplici e di arrivare dritto al cuore; c’era sempre un insegnamento, qualcosa che ti emozionava, perché trasmetteva il senso autentico degli insegnamenti evangelici.
Non solo parole chiare, perché tutti potessero comprendere: anche la sua calligrafia era curata e particolarmente chiara, rotondeggiante e con alcuni svolazzi che la abbellivano. Le dattilografe, ricordo, erano contente quando avevano un manoscritto di don Giovanni, perché sarebbe stato un lavoro scorrevole e facile.
Aveva attenzione e rispetto anche per le cose, tanto da non sprecare il retro di un foglio di carta già scritto, lui che aveva conosciuto la povertà: mi ricordo che un giorno ci disse che da ragazzo l’unico paio di scarpe che aveva le teneva da conto per la domenica e le occasioni importanti. Per il resto del tempo andava a piedi scalzi.
Lasciò la Caritas Italiana pochi mesi dopo il mio arrivo, eppure mi rimane la sensazione di essere stata partecipe di un’esperienza in cui ognuno aveva il suo posto, ognuno era oggetto di considerazione.
Negli anni, nelle diverse occasioni in cui ho rivisto don Giovanni e mi sono accostata per salutarlo, aveva sempre quel sorriso amabile e quel modo delicato di ringraziarti, quasi fossi una persona importante.
Concludo con un ricordo particolarmente dolce: l’immagine che sempre mi rimarrà nel cuore di lui con mia figlia piccolina a Malosco. Vari anni fa ebbi l’occasione di trascorrere qualche giorno nella residenza di montagna della Fondazione Zancan: Renato (mio marito) seguiva un seminario di studio e io l’avevo accompagnato insieme a nostra figlia, che allora aveva cinque anni.
Rivedo don Giovanni in giardino, che indicava a Francesca piccina uno scoiattolo sui rami di un grande albero. Lui curvandosi un po’ per farsi sentire meglio, come farebbe un nonno, la ascoltava interessato e divertito, e poi le spiegava – sembrava si intendessero molto bene – i piccoli del vangelo.
Mi piace ricordarlo così, questo uomo di Dio, dal sorriso luminoso e discreto.


