Patrizia Pierro – Dipendente di Caritas Italiana dal 1979 a oggi
Fui assunta in Caritas Italiana il 13 novembre 1979, come dattilografa, in forza al cosiddetto Ufficio copia della segreteria (il cui responsabile era il dr. Claudio Francia e il direttore mons. Giovanni Nervo).
Lavoravo insieme alla signorina Iole Fioravanti (già veterana della POA) che distribuiva il lavoro assegnatoci. Preminentemente, dovevamo trascrivere a macchina le «minute» provenienti dai vari uffici. All’epoca non c’erano computer, ma solo macchine da scrivere manuali o elettriche. Si usava la carta intestata (con il logo in bianco e nero) con vari fogli di carta velina e carta carbone, a seconda delle copie che occorrevano. Dovevamo saper usare il telex e dattiloscrivere sulle matrici di cera per il ciclostile.
Le relazioni manoscritte da mons. Nervo (uomo di notevole spessore sociopolitico, ma di grande umiltà) erano caratterizzate da contenuti profondi sulla carità, sugli ultimi ecc., ma accessibili anche all’uomo della strada. Ricordo ancora la sua calligrafia lineare e chiara.
Quando lo conobbi mi accorsi subito che aveva un carattere schivo e riservato. Era molto garbato, ma al tempo stesso sapeva andare «dritto al sodo» senza mezzi termini. A tale proposito, vorrei citare un aneddoto che per me rappresenta l’emblema della sua personalità.
Stavo battendo a macchina e la luce al neon era accesa (nelle mattinate invernali poco soleggiate ne facevamo uso) quando, da sotto l’arco di una delle due porte della nostra grande stanza, vedo una mano che spegne l’interruttore (era don Giovanni) e contemporaneamente sento: «Crea problemi? … Sa, sono i soldi dei poveri!».
Questo era mons. Giovanni Nervo che ricordo sempre con immenso affetto e stima.


