Perché questo procedimento? Alla domanda comincerei con il rispondere che l’avvio di un processo per la Beatificazione e la Canonizzazione per un singolo fedele, o un determinato gruppo di fedeli, è lo si intenderà all’interno di una più ampia «vocazione alla santità», che supera le singole persone e raggiunge tutta la Chiesa. Si ricorderà in proposito la dottrina insegnata dal Concilio Vaticano, in particolare nella costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen gentium:
tutti nella Chiesa, sia che appartengano alla gerarchia, sia che siano retti da essa, sono chiamati alla santità […] Nei vari generi di vita e nei vari compiti una unica santità è coltivata da quanti sono mossi dallo Spirito di Dio e, obbedienti alla voce del Padre e adorando in spirito e verità Dio Padre, camminano al seguito del Cristo povero, umile e carico della croce, per meritare di essere partecipi della sua gloria. Ognuno secondo i propri doni e uffici deve senza indugi avanzare per la via della fede viva, la quale accende la speranza e opera per mezzo della carità (nn. 39; 41).
Vocazione universale alla santità, tuttavia, non vuol dire senz’altro «vocazione» alla Beatificazione e alla Canonizzazione! Nella voce «Canonizzazione» redatta da J. Löw per la Enciclopedia Cattolica (vol. III, c. 604) si legge:
Per la vita della Chiesa quindi è necessario che non le manchi mai la nota della santità, ma non è necessario per la Chiesa che venga canonizzato questa o quella persona. Del numero dei santi che vissero e vivranno nella Chiesa, solo pochi sono e saranno quelli che, per disposizione positiva della Provvidenza, arriveranno al riconoscimento esplicito della santità nella c. Questa è anche la ragione per cui la Chiesa, come tale, non prende l’iniziativa per introdurre una causa, ma lascia ciò alla Provvidenza, la quale si serve ai suoi scopi dei mezzi e delle vie ordinarie.
Perché, allora, questa prassi della Chiesa cattolica? La risposta giusta mi pare sia quella offertaci da Benedetto XVI, in un discorso rivolto ai superiori, officiali e collaboratori dell’allora Congregazione delle Cause dei Santi il 19 dicembre 2009. Disse:
Le principali tappe del riconoscimento della santità da parte della Chiesa, cioè la beatificazione e la canonizzazione, sono unite tra loro da un vincolo di grande coerenza. Ad esse vanno aggiunte, come indispensabile fase preparatoria, la dichiarazione dell’eroicità delle virtù o del martirio di un Servo di Dio e l’accertamento di qualche dono straordinario, il miracolo, che il Signore concede per intercessione di un suo Servo fedele. Quanta sapienza pedagogica si manifesta in tale itinerario! In un primo momento, il Popolo di Dio è invitato a guardare a quei fratelli che, dopo un primo accurato discernimento, vengono proposti come modelli di vita cristiana; quindi, viene esortato a rivolgere loro un culto di venerazione e di invocazione circoscritto nell’ambito di Chiese locali o di Ordini religiosi; infine è chiamato ad esultare con l’intera comunità dei credenti per la certezza che, grazie alla solenne proclamazione pontificia, un suo figlio o una sua figlia ha raggiunto la gloria di Dio, dove partecipa alla perenne intercessione di Cristo in favore dei fratelli (cfr Ebr 7,25).
Sono le motivazioni che guidano la prassi del Dicastero delle Cause dei Santi.
Card. Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle cause dei santi
dalla Prefazione a: Waldery Hilgeman – Emanuele Spedicato, Manuale delle Cause dei Santi – La Fase Diocesana. Edizioni Orantes 2025


